Carlo Zanni per Contain[era]

 

CARLO ZANNI – Localhost

A cura di Abbiatici_Levy

 

ROMA > 20 – 25 AGOSTO 2015 

BERLINO > 11-16 Settembre

VARSAVIA > 19-24 Settembre

PRAGA > 28 Settembre – 2 Ottobre

BRATISLAVA > 5  – 9 Ottobre

BUDAPEST > 13 – 19 Ottobre

PRAGA EXPO > 23 Ottobre

(please scroll down for english version)

Condividere e ottenere informazioni, oltrepassando il divario di infomazione a livello locale e globale, scoprire le nostre radici nell’era post-Internet – questi sono i temi del progetto espositivo internazionale Contain[era], materialized Information Transfer in the Post-Internet Era.

Otto container saranno trasformati in gallerie mobili da 8 artisti di 8 città europee: Praga, Bratislava, Varsavia, Budapest, Roma, Zurigo, Berlino e Vienna. Dal 20 agosto viaggeranno per due mesi lungo un circuito che collega tutte le città partecipanti, fino ad arrivare il 24 ottobre a Praga, destinazione finale, che rappresenterà un momento unico di incontro, visione e discussione dei risultati del progetto, al fine di sviluppare un ulteriore container collettivo.

“Uno degli obiettivi di Contain[era] è di materializzare la modalità di condivisione delle informazioni a cui ci siamo abituati nell’era post-internet. Costantemente adottiamo e riversiamo contenuti: la condivisione è il ritmo della nostra generazione” affermano le ideatrici del progetto: Alex Karpuchina – Art Direct, Jana Kubátová, Inter-Art e la curatrice Magdalena Hartelová.

Gli artisti invitati sono: Adéla Součková (CZ), Dionýz Troskó (SK), Janos Bruckner (HU), Karol Komorowski (PL), Angela Kaisers (DE), Lukas Troberg (AT), Till Koenneker (CH), Carlo Zanni (IT).

Label201 partecipa a Contain[era] invitando l’artista Carlo Zanni con un progetto a cura del duo curatoriale Abbiatici_Levy. L’opening è previsto il 20 Agosto nel giardino del Tram Depot, in via Marmorata (Roma).

Già alla fine degli anni ’70, nel suo famoso libro “La Condizione Post-moderna”, il filosofo francese Jean-François Lyotard si interrogava sul futuro del sapere dopo l’avvento dell’informatizzazione della società e lo sviluppo dei nuovi strumenti di diffusione della conoscenza. Dopo oltre 35 anni, le questioni sollevate da Lyotard non solo restano aperte, ma si sono ampliate in virtù della complessità delle dinamiche messe in atto dalla nascita del web 2.0 e dalla sempre maggiore sofisticazione delle tecnologie a nostra disposizione. I dubbi sul futuro della conoscenza si estendono oggi anche a tutte quelle opere d’arte, soprattutto a quelle che utilizzano e/o sono costituite da tecnologie soggette al deperimento e all’obsolescenza.

Cosa bisogna mettere in un software per farlo durare? Quesito che segue e accompagna il suo gemello “cosa bisogna mettere in un’opera per farla durare?” Non solo in termini di significato, ma anche di spazio. Fosse anche solo quello occupato da un gigabyte. Molte opere di artisti contemporanei si appoggiano su file, creati con determinati sistemi operativi e particolari formati. Il problema di lettura sorge tuttora a fronte di formati non compatibili con alcuni dispositivi (lettori DVD, impianti stereo, computer). Cosa ne sarà nel futuro di dopodomani quando il rinnovamento di software e hardware impedirà una fluida fruizione di documenti nei nostri personal computer?

La Variable Media Institute, piattaforma per la conservazione dei media variabili promossa dal Guggenheim Museum di New York ha in ogni caso specificato che non e’ possibile sviluppare un protocollo comune: ogni opera rappresenta un caso a se’, soggetta alla volontà degli artisti e ad una struttura propria.

L’esperienza del reale oggi è spesso anticipata o addirittura sostituita da quella mediatica. La web culture ha profondamente modificato la finestra da cui guardiamo il mondo e quindi anche l’arte, aprendo la strada a nuove e diverse modalità di creazione e godimento della cultura visiva. Il che rappresenta un vantaggio in termini di quantità di informazione e stimoli, ma forse uno svantaggio dal punto di vista della tattilità e del transfer occhio-materia.

Il container italiano è stato affidato a Carlo Zanni, uno dei pionieri della NET art in Italia. Zanni si interessa fin dalla fine degli anni ’90 alle diverse possibilità di creazione, diffusione e ricezione dell’arte nata dalla rete e/o ad essa destinata. Sulle facciate esterne il container presenterà una nuova versione del lavoro Localhost, il cui concetto è stato elaborato per la prima volta dall’artista nel 2013 nell’ambito di una committenza da parte della Zurich Art University (ZHdK). L’artista riproduce il messaggio di errore che il computer lancia quando non riconosce o non riesce a trovare un file associato ad un determinato nome. Il pubblico è invitato ad intervenire sulle pareti bianche del container scrivendo con un pennarello le idee, i valori o in generale tutte quelle cose di cui non trova più traccia nella società attuale.

L’interno del container ospiterà invece la video installazione Koh-iN∞r nella quale l’artista crea una scenografia di luce con diversi dispositivi elettronici che illuminano l’oscurità. Nel buio, appaiono le figure di un vecchio e di un bambino che dormono abbracciati. L’immagine richiama subito alla mente quel gap generazionale, linguistico e culturale, che si manifesta spesso all’interno dei nuclei familiari (tra un nonno e un nipote ad esempio). Le nuove tecnologie hanno sicuramente contribuito ad accrescere questa distanza. Per l’anziano, l’essere online è possibile ma non assoluto, mentre per il nativo digitale, la navigazione quotidiana in rete è la norma, tanto che perde senso distinguere fra uno stato online e uno offline.

Il lavoro di Zanni sembra quindi invitare a riflettere sulla portata di questo gap nell’epoca attuale, un divario che non riguarda solo gli aspetti linguistico-culturali all’interno di un’interazione, ma principalmente le modalità con cui essa si realizza. È cambiato profondamente il modo in cui l’individuo si relaziona con l’altro e con il mondo esterno, ma anche la visione che l’individuo ha di se stesso. Nonostante un gap generazionale di questa portata non si sia mai verificato prima nella storia dell’umanità, il lavoro di Zanni sembra suggerire che il divario può essere colmato. La soluzione è l’abbraccio calmo e silenzioso tra un nonno e un nipote, è lo stringersi in silenzio perché solo attraverso il recupero del contatto umano il gap viene sanato e ogni divergenza appianata.

Contain[era] è un progetto co-finanziato dal Programma Europa Creativa, ma per attuarlo abbiamo bisogno anche di voi: è possibile sostenere Contain[era] con una donazione contattando direttamente Label201 [info@label201.com].

 

Produzione italiana: Label201

Direzione e organizzazione: Manuela Tognoli

Container Italia A cura di Abbiatici_Levy

Fotografie: Luisa Galdo

 

Maggiori informazioni su:

www.containera.eu

www.facebook.com/containera 

www.label201.com

www.facebook.com/label201

 

Date di CONTAIN[ERA] su Roma:

 Tram Depot – via Marmorata

20 – 25 Agosto > Carlo Zanni (IT)

 

Eutropia Festival – Città dell’altra economia

26 Agosto – 1 Settembre > Lukas Troberg (AT)

9 – 15 Settembre > Janos Bruckner (HU)

 

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

17 – 22 Settembre > Dionýz Troskó (SK)

30 Settembre – 6 Ottobre > Adéla Součková (CZ)

7 – 13 Ottobre > Karol Komorowski (PL)

14 – 19 Ottobre > Angela Kaisers (DE)

 

CE_logo_WEB

Contain[era]_loghi_ITA

 

 Sharing and obtaining, site-specific versus non site-specific, bridging the gap between local and global and discovering our roots in the new post-Internet era – those are the main topics of an international exhibition project.

Eight shipping containers turned into moving galleries provide space for multimedia installations of emerging European artists. These unique exhibitions travel on a circle route throughout Europe for two months connecting nearby cultures.

Eight young artists are introduced by their work to the audience of each participating city – Prague, Bratislava, Warsaw, Budapest, Rome, Zurich, Berlin and Vienna.

Containers-galleries represent closed-up information capsules, presenting artistic perspectives of different local background every week.

Italian container is realized by Carlo Zanni, one of the pioneer of NET Art in Italy, curated by Abbiatici_Levy.

Since the early 2000’s Carlo Zanni’s practice has explored the use of Internet data to create time-based works that combine a pronounced social consciousness with the mediated experience of advanced technologies. In many ways it finds its roots in Sol Lewitt’s statement, “The idea becomes a machine that makes the art”, only Zanni prefers a more updated version: “The idea becomes the code that renders the art.” Zanni (born in La Spezia Italy, 1975) has been recipient of a Rhizome.org commission and he has shown in galleries and museums worldwide including: The Hammer Museum, Los Angeles; New Museum, New York; Tent, Rotterdam; MAXXI, Rome; P.S.1, New York; Borusan Center, Istanbul; ACAF Space, Alexandria; PERFORMA 09, NY; ICA, London; Wood Street Galleries, Pittsburgh; Science Museum, London. Zanni also invented the ViBo video book and founded PeopleFromMars.org to experiment new distribution models for video art and new media projects.

LOCALHOST is a collaborative graffiti-like project that unveils itself as a public installation in different contexts. The work has been first commissioned by Deutsche Bank and ZHdK for their program of public art called 17zwei. In the summer of 2013, for two months, LOCALHOST was installed at the Hardbrücke underpass in Zurich where people could freely write on it.

LOCALHOST shows a standardized 404 Internet error message stating that an image named “me_BIG.jpg” could not be found within a path of several directories.  Some of these directories are left blank so that people can fill them, others describe values I personally believe in but which sometimes are hard to live by. Especially today, these values are challenged by society and interpreted differently in each country.

Keeping in mind that values vary from place to place and from person to person, the piece works like a graffiti in progress and invites the viewers to participate and interact.  In this version of the piece all the directories are left blank and the people can freely interpret the project and interact with it.

Inside the container will be show the video Koh-iN∞r. The geometric elements dancing on the screen in Koh-iN∞r (mountain of light) are actually the screens of some portable electronic devices of the artist, individually shot in a dark room and then edited to compose a choreography. The video, with a “dance” and hypnotic feeling, unveils itself with the appearance of two people from two very distant generations and it becomes a metaphor of the life cycle where the bright screens -the mountain of light- are the middle generation, a temporal and temporary keystone.