Label201 presenta

Caterina Morigi

Genealogia di una Materia

 a cura di Chiara Argentino

6 aprile – 12 maggio 2018

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“Genealogia di una materia” è la prima mostra personale a Roma di Caterina Morigi, che si terrà negli spazi di Label201.

Nei lavori esposti l’artista gioca con alcune delle forme dell’iconologia della storia dell’arte – da un lato il ritratto, dall’altro la natura morta e il monocromo – scegliendo di non addomesticare la materia secondo la sua immaginazione, ma di mettere in mostra la materia stessa. Pietra e tela non sono più solo superfici neutre da modellare ma “testi estetici” su cui il tempo può raccontarsi sfidando quelle leggi che impongono a un’opera di rimanere immutata.

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Si racconta che il primo ritratto della storia fu disegnato su un muro e poi modellato in argilla per non dimenticare il viso di un amato destinato a terre lontane. Si racconta di pietre che viaggiavano da un paese all’altro per divenire statue dai lineamenti di dei o di uomini che volevano far vivere il proprio volto per l’eternità.

Passeggiando fra le sale di un museo o un sito archeologico spesso accade che, fermandoci a guardare le opere, non vediamo superfici scolpite o dipinte, ma Amore che abbraccia Psiche o Napoleone glorioso in sella al suo cavallo, come se queste avessero perso la loro sostanza originale di “oggetti” per animarsi nei personaggi rappresentati.

Nella sua produzione, Caterina spoglia l’Opera d’arte svelandone le varie stratificazioni nascoste dai colori, dal tempo e dalle interpretazioni degli osservatori.

Lo fa in maniera minuziosa, spesso ironica, studiando la consistenza fisica dei materiali e lasciandosi trasportare dalle percezioni sensoriali che riceve dall’oggetto, in una sorta di celebrazione della materia stessa. Non cerca il virtuosismo della tecnica o la manipolazione del materiale secondo la sua immaginazione. “Il mio intento è quello di rivelarne il corpo stesso nelle sue peculiarità, facendo in modo che l’opera sia sempre dipendente dai suoi mutamenti fisici.”

Nella serie Monocromi (2012 – ) l’artista gioca sottilmente con l’iconologia artistica: con gesti lenti e ripetitivi stende sulla tela bianca vari strati di succo di frutta, tracciando la sua personale interpretazione di natura morta (tradizionalmente riferito a una pittura che riproduce frutta e fiori non più nel loro habitat naturale – la natura – e quindi “morti”) e di monocromo (l’assenza della forma nell’immagine). Dipinta con sostanze organiche che si modificano a contatto con l’atmosfera, l’opera non può mai dirsi terminata, in quanto muta continuamente in cromie e odori sempre differenti e non prevedibili. Sfida così quel criterio di immutabilità che viene tacitamente richiesto all’arte per essere collezionabile o vendibile, lasciando alla performatività del tempo il compito di continuare l’opera.

 

Portrait (2016) nasce durante il periodo di residenza presso “Serra delle Arti – Territori di Pietra” a Cursi (LE). Ritrovandosi quotidianamente a contatto con la famosa pietra bianca che ha dato volto all’architettura salentina, Caterina decide di omaggiare la pietra stessa facendole un ritratto. In una cava di Cursi, seleziona un masso che era stato scartato per la vendita, in quanto troppo ricco di venature e lesioni naturali. Inizialmente ne fa effettuare una scansione 3d tramite una macchina a controllo numerico, per poi riprodurla su un secondo masso appositamente tagliato per risultare speculare al primo. I segni tracciati dalla macchina sono volutamente lasciati visibili, come rimando alle curve di livello disegnate sulle cartine geografiche e nei plastici architettonici del paesaggio.

Le due pietre sono state posizionate l’una affianco all’altra per potersi guardare e farsi guardare, e invitare l’osservatore a vedere il secondo corpo non come mera copia del primo, ma come forma nuova e autonoma.

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Caterina Morigi (Ravenna, 1991), si laurea allo IUAV di Venezia. Fra il 2014 e il 2016 ha vissuto in Francia e Germania dove ha ottenuto finanziamenti per sviluppo progetti e atelier dedicati ad artisti. Nel 2015 è assegnataria di uno studio alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Ha partecipato a residenze artistiche, quali Dolomiti Contemporanee (Borca di Cadore, Ex villaggio Eni), Territori di Pietra (Cursi, Le).  Ha esposto in mostre personali e collettive nella Galleria di Piazza san Marco a Venezia, al MAR di Ravenna, a Villa Brandolini (Tv) per la Fondazione Francesco Fabbri, e in altre città italiane ed europee.

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Si ringraziano il Comune di Cursi – CEA Serre Salentine – Ecomuseo della Pietra Leccese per il prestito, Alessandra Argentino e Chiara Spinelli per il restauro di Portrait Marco Agostini e Gianluca Piera Scimia per il loro supporto.

 Assaggi e minicocktail durante l’inaugurazione di designfood.house.