Chiara Lorenzetti intervista Sanna Maija Laaksonen

ANIMISM

Mostra personale di Sanna Maija Laaksonen

A cura di Chiara Lorenzetti

21 Novembre / 12 Dicembre 2012

Label201

 

Una conversazione tra Chiara Lorenzetti e Sanna Maija Laaksonen

C: Le tue ultime incisioni documentano sogni, visioni e le sottili zone d’ombra. Una espressione artistica che si presta a essere continuata nel tempo. Ritieni che questo tuo ultimo lavoro sia giunto al termine o potrà evolversi in nuove creazioni?

S: Credo che questi soggetti mi accompagneranno ancora a lungo. Spero di non smettere mai di sognare e sprofondare in nuove “zone d’ombra”, perchè una volta immersi è possibile poi tornare alla luce, elemento che insieme all’acqua forma la vita.

C: In questo tuo più recente lavoro è chiara l’intenzione di avvalersi di un linguaggio simbolico dalla componente narrativa nascosta. Come è nata e si è sviluppata questa particolare formula?

S: Sono sempre stata affascinata dal legame che i cosiddetti popoli primitivi hanno con la natura, dalla loro capacità di conoscere il passato e il futuro, senza perdere il presente, dal loro senso di appartenenza a ciò che li circonda, partendo dalla profondità della terra e dal terracqueo stesso, fino a giungere al cosmo intero.

Tuttavia, ritengo che oggigiorno la maggior parte delle persone, anche coloro i quali cercano di esprimere questo genere di unione con la natura, sia in grado di instaurare solo in piccola parte un simile legame.

Nonostante io riesca ad avvicinarmi a simili mondi solo nei sogni, o in uno stato di dormiveglia, credo sia possibile interagire con una simile dimensione ancestrale anche attraverso la meditazione e l’ascolto di se stessi.

C: I viaggi compiuti e il legame con la tua terra natia, la Finlandia, sono in realtà il mezzo attraverso il quale riesci a ristabilire un contatto con la natura, con la spiritualità e le antiche credenze. In quale misura la tua arte è condizionata da simili fattori?

S: La Finlandia rappresenta un punto di partenza, una terra dove il cristianesimo non è riuscito a far dimenticare i vecchi riti, dove ancora nel secolo scorso si potevano trovare saggi e guaritori.  Ritengo che i finlandesi, nonostante l’apparente allinearsi con la cultura moderna anglosassone, non si siano ancora allontanati dalla natura e dalle origini dell’uomo e abbiano conservato una sorta di spiritualità quotidiana, un sottile filo poetico, un po’ naif e forse un po’ folle. Per fortuna questo legame con la mia terra natale non mi limita a sognare solo la Finlandia, anzi in realtà sogno più spesso i luoghi dove non sono mai stata e che apparentemente non hanno nulla a che vedere con la cultura nordica. Essendo i sogni il punto di partenza  dei miei lavori, in futuro vorrei realizzare opere legate all’Africa, Cina, America, Giappone o addirittura altre galassie. Con il mio lavoro artistico desidero viaggiare senza dover per forza muovermi, seguire il sentiero del pensiero nomade, diventare un immigrato in ogni luogo. In fondo già il vivere fisicamente in due paesi per me significa avere due case, e al contempo non averne nessuna, essere straniero in ogni luogo ed essere di casa in ogni luogo, sempre in viaggio, sempre con un fondo di nostalgia per l’altrove.

C: Le tue incisioni non utilizzano classiche matrici cartacee e non mirano a una resa formale perfetta, che pare essere ancora una caratteristica ricercata nelle incisioni. Ti servi di strappi di carta diversi e sono talvolta presenti sbavature e sovrapposizioni d’immagini.

Quali sono gli elementi determinanti che ti portano a creare simili composizioni?

S: Spesso parto da un’immagine pronta, da un’iconografia dell’immagine, e cerco di sfumarne i contorni, renderla meno precisa, disgregandola. Tendo a una frammentazione dell’immagine e come nei sogni, anche nelle mie opere “succedono” molte cose contemporaneamente.

Lo spettatore può scegliere l’ordine in cui guardarle. Un collezionista può anche scegliere come disporle.

In mostra è possibile osservare il mio sogno, ma sono sicura che ognuno di voi ne immagini uno diverso!

C: Con le tue opere dai vita ad un’estetica del tutto personale e dal fascino pregnante.

Il “non finito”, che caratterizza le tue incisioni, esercita una funzione ipnotica sull’osservatore proprio perchè persiste un senso di attesa. Attesa e speranza che si verifichi un’evoluzione dell’immagine.

Simile percezione è voluta, oppure è un effetto collaterale dovuto alla scelta di determinate rese stilistiche?

S: L’attrazione che provo verso l’incisione risiede soprattutto nella sua incertezza, nell’effetto sorpresa. La percezione del senso d’attesa non è voluta, ma sono felice che un simile sentimento possa essere trasmesso dalle mie opere: l’attesa include un desiderio o una minaccia, quindi una forza, a volte anche un’azione. Mi piacerebbe pensare che le mie opere siano come certe poesie un po’ astratte: il lettore inizia a pensare laddove il poeta si ferma.

C: Fonte primaria della tua attività artistica è l’astrazione che eserciti sui soggetti da te ritratti. Talvolta ne evidenzi l’identità, talvolta invece, quando riprodotti in decine di copie, è come se li depauperassi della loro essenza.

Mi riferisco in modo particolare alla serie di incisioni in cui riproduci antiche immagini di sciamani, i cui tratti fisiognomici appaiono non definiti. E’ questo un modo per esorcizzare antiche credenze o è semplicemente una forma rievocativa e celebrativa?

S: A questa domanda so rispondere solo ponendo altre domande: L’immagine di uno sciamano è forse solo un’ombra dello sciamano stesso o conserva anche parte della sua forza?

Come fissare il potere di chi è capace di volare tra 9 mondi, incurante dello spazio-tempo?

Come rappresentare un uomo che può diventare donna e poi tornare uomo? Un uomo che può prendere la forma e il potere di un’animale? Un uomo che per diventare sciamano deve prima morire? Un uomo che rinuncia alla vita per servire la comunità?

Non essendo più un semplice uomo o donna con fattezze personali e avendo una funzione da tramandare, da passare a qualcuno della generazione successiva, diventa quindi un archetipo?

E se diventa un archetipo, un modello originario, può essere sentito da tutti, quindi anche riprodotto all’infinito?

C: La tua arte esprime un profondo interesse non solo per brache scientifiche come l’antropologia culturale, l’astronomia, l’entomologia e la zoologia, ma anche per antiche credenze magico-religiose. L’animismo e lo sciamanesimo sono fattori persistenti nelle tue creazioni. Come mai simili credenze religiose e pratiche tradizionali, legate indissolubilmente al mondo degli spiriti, esercitano in te un così profondo interesse?

S: L’animismo e lo sciamanesimo sono alla base di tutte le religioni dell’uomo, a cominciare dall’uomo delle caverne. Sento che parte di queste credenze permane ancora in noi, come un’eco, un desiderio di far parte di tutto ciò che ci circonda.

C: Perché hai scelto proprio il mezzo dell’incisione e qual’è la procedura che utilizzi per realizzare le tue opere?

S: Come accennato prima, è l’effetto sorpresa ad attirarmi: la composizione chimica del metallo della lastra, la forza dell’acido, la trama della carta, addirittura la temperatura dell’ambiente possono cambiare il risultato dell’immagine finale. Le tecniche dell’incisione moderna sono infinite.

Nelle opere di questa mostra, oltre alle tecniche classiche di puntasecca, acquaforte e acquatinta, ho usato le tecniche di cera molle, foto transfer e carborundrum, il tutto amalgamato dall’uso di colori acrilici e matite.

C: Con quale criterio scegli, di volta in volta, le opere da esporre?

S: Nelle mostre pittoriche, lavorando quasi sempre solo su un argomento alla volta, non trovo difficoltà a scegliere le opere. Naturalmente il luogo fisico può influenzare la scelta, per esempio per la misura delle opere. Nel caso di istallazioni nella natura, invece, la scelta del luogo è predominante e determina tutta la creazione dell’opera.

C: La tua carriera artistica è attiva anche in Finlandia, dove torni regolarmente per esporre le tue opere e spesso vieni chiamata ad intervenire in workshops dedicati a coloro che desiderano intraprendere una carriera artistica. Come mai la scelta di vivere e di operare non a Helsinki o altre capitali artistiche per eccellenza, ma a Roma? Quale tra queste due città è più stimolante da un punto di vista creativo?

S: Roma è ancora una città con un suo carattere, dove i grattacieli non coprono il sole, dove non è presente lo stesso clima che condiziona quasi tutte le città del mondo. E’ un luogo in cui si incontrano secoli, persone provenienti da paesi diversi. E’ una città a volte complicata, ma mai noiosa.

Di Helsinki mi manca il mare e la semplicità della gente, a volte anche le giornate buie d’inverno che trovo consolanti e protettive.

Non ritengo che il luogo dove risiedo sia in grado di influenzarmi come fonte di stimolo per la creatività, ma certamente Roma presenta difficoltà pratiche come, per esempio, quella di trovare spazi adeguati per lavorare.

Fin dal mio arrivo, ho sentito che Roma sarebbe stata la mia casa, non la seconda casa nonostante non sia l’unica. Per me venire a Roma non è stata una fuga o un rifugio e neanche un’avventura, semplicemente un arrivo in un luogo a cui sento di appartenere, dove ho i miei affetti e gli amici. Non sento di essere un’immigrata a Roma. Le mie “migrazioni” vanno in altre direzioni, apparentemente più lontane nello spazio e nel tempo.