Label201 presenta

 

DIRE QUASI LA STESSA COSA

Carl Trahan  –  AFTERALL  –  Øysein Wyller Odden

 a cura di Abbiatici_Levy

16 aprile – 23 maggio 2013

16 APRILE ORE 19,00 – performance di Carl Trahan “Bouleversement”

(please scroll down for the english version)

La scrittura è una delle più antiche forme di comunicazione umana, ma fin dalle sue origini, in seno alle più diverse civiltà, occidentali e orientali, essa è stata spesso adoperata per un uso rituale piuttosto che pratico, per rappresentare più che per comunicare. Nel gesto dello scrivere è da sempre insito un senso di sacralità legato alla genesi del segno e alle sue proprietà di rappresentazione-evocazione della realtà. La scrittura e l’arte visiva hanno, com’è noto, un’origine comune che si basa sulla volontà di rappresentazione di un oggetto attraverso un segno.

Il filosofo francese Jacques Deridda affermò che il linguaggio, parlato o scritto, è sempre una forma di scrittura, in quanto sistema strutturato di segni (significanti) a cui si attribuiscono significati condivisi all’interno di una stessa comunità linguistica. Prendendo spunto dall’omonimo libro di Umberto Eco, il progetto “Dire quasi la stessa cosa” nasce dalla volontà di aprire una riflessione sulla difficoltà di comprensione di una parola scritta, la possibilità di errore nel processo di decodificazione del segno e la variabilità delle sue molteplici interpretazioni, passando attraverso un recupero del valore rituale del gesto dello scrivere.

Carl Trahan, la cui ricerca ruota intorno al tema della traduzione e della sua trasposizione nell’ambito delle arti visive, sarà impegnato in una performance di 3 giorni in cui proprio attraverso un lungo processo di scrittura, metterà in luce la complessità semantica e l’ambiguità della parola-segno, che si rivela soprattutto nel momento in cui ci si trova di fronte alla necessità di renderla comprensibile in un’altra lingua. Partendo dalla parola francese “bouleversement” che dà il nome alla performance, l’artista canadese comporrà un diagramma complesso ad albero in cui ogni elemento è costituito da un sinonimo della parola di partenza e della loro traduzione in italiano.

“Fine a se stesso”, è invece il titolo del lavoro, frutto della performance del duo AFTERALL, composto dai fratelli Enzo e Silvia Viola Esposito. I due artisti napoletani, la cui ricerca verte da sempre sui temi della ripetizione e dell’errore, del linguaggio e delle sue problematiche, con particolare attenzione alla questione dell’incomprensibilità, ritracciano più volte su carta carbone, fino a renderne il contenuto incomprensibile, il testo di una lettera privata, in cui sia il mittente che il destinatario erano entrambi analfabeti. Datata 9 gennaio 1975, la missiva era stata scritta a Brooklyn (NY) da una donna, Madeline Giordano, sotto dettatura della madre Philomenia de Francisco, e indirizzata a Giuliana Di Francesco di Qualiano (NA), con preghiera di lettura da parte di sua figlia Maria Esposito. L’intervento degli AFTERALL evidenzia la mancanza di efficacia della scrittura quale strumento comunicativo anche nell’ambito di uno scambio tra due appartenenti alla stessa comunità linguistica. Attraverso la ricopiatura della lettera, i due artisti arrivano alla progressiva cancellazione del significato e del suo significante, producendo un totale ribaltamento di senso rispetto al gesto originario.

L’artista norvegese Øystein Wyller Odden che nei suoi lavori esplora la poetica dell’oggetto e le sue possibilità espressive, visive e sonore, presenterà invece il lavoro “Everything I have ever written”. L’opera è frutto di un’azione che lo ha visto impegnato per diversi giorni, in cui utilizzando un oggetto desueto come una vecchia macchina da scrivere, ha riportato su un unico foglio, riutilizzato più volte, tutto quello che gli era capitato di scrivere durante il suo percorso formativo. L’azione è stata compiuta dall’artista nell’isolamento della sua stanza, come un rituale intimo e privato, senza alcuna volontà di condivisione. Il processo ossessivo di riscrittura vanifica completamente la funzione comunicativa delle parole, il segno si perde nel suo reiterarsi, rendendo la trasmissibilità del sapere completamente impossibile.

Durante la serata del 16 aprile, Carl Trahan inizierà l’opera Bouleversement con una performance live di fronte al pubblico, che continuerà per tre giorni, con conclusione venerdi 19 aprile con la serata di inaugurazione e di presentazione dell’opera finita.

Writing is one of the oldest forms of human communication, but from the origin, both in Eastern and Western civilizations, it was often used for rituals rather than practical use, in order to represent or evocate something, more than to communicate. In the act of writing there was an intrinsic sacredness linked to the genesis of the sign and its power of reality’s evocation. As it is known, writing and visual arts have a common origin that is ascribable to the will of representing an object through a system of signs.

The French philosopher Jacques Derrida said that, spoken or written, language is always a form of writing. In fact he argued that it always question of a structured system of signs (signifiers) related to specific meanings which are shared by the same linguistic community. Taking a cue from the namesake essay of Umberto Eco, the exhibition “To say almost the same thing” want to discuss about the difficulty of understanding a written word, suggesting the possibility of error in the decoding process of the sign caused by the variability of its several interpretations. In the meanwhile, through their works and actions, invited artists reinterpret the ritualistic conception of the gesture of writing.

Carl Trahan, whose research revolves around the theme of translation and its transposition in the visual arts, will be involved in a three days performance  in which through the ritual of the act of writing, will highlight the semantic complexity and the ambiguity of the word-sign, which reveals itself especially when you are faced with the need to make it understandable in another language. Starting from the French word “bouleversement” the Canadian artist will compose a double tree diagram on a wall-board, in which each element is a synonym for the word of departure and their Italian translation, questioning even on what happens in translation between cultures, idioms, and between the work of art and the different visitators.

Fine a se stesso” is the title of the work, resulted from the performance by Afterall, an artistic duo composed by brothers Enzo and Silvia Viola Esposito. Afterall’s research focuses always on the themes of repetition and error, the language and its problems, with a particular attention to the issue of incomprehensibility. In “Fine a Se stesso” they traced several times on carbon paper – to make the content unintelligible – the text of a private letter, in which both the sender and the recipient were illiterate. Dated January 9, 1975, the letter was written in Brooklyn (NY) by a woman, Madeline Jordan, under dictation of the mother Philomenia de Francisco, and addressed to Giuliana Di Francesco of Qualiano (NA), with prayer of reading by his daughter Maria Esposito. The intervention of Afterall highlights the writing’s lack of efficacy as a tool of communication, also within an exchange between two members of the same linguistic community. Through the recopying of the letter, the two artists come to a progressive annulment of the meaning and the signifier, producing a total reversal of direction than the original gesture.

 The Norwegian artist Øystein Wyller Odden explores the poetics of the object and its visual and audio expressive possibilities. His “Everything I have ever written” is the result of an action that has seen him involved for several days with an object obsolete as a typewriter. He reported several times on a single sheet (an A4 paper), everything that had happened to write during his training. The action was done by the artist in the isolation of his room, like an intimate and private ritual, with no intention of sharing. The process of obsessive rewriting undermines the communicative function of words, whose sign is lost in its repetition, making completely impossibile the transmissibility of knowledge

 During the opening night, Carl Trahan will begin the work “bouleversement” with a live performance in front of the public, which he will continue for three days, ending on Friday 19 April.

 

Con il patrocinio e il sostegno di:

Delegazione del Québec a Roma

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Office for Contemporary Art Norway

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