Label201 presenta

Immaginario Aperto – Alessandra Apos

a cura di aposmaps

sound design Ynaktera

testi di Elena Giulia Abbiatici e Carlo Martino

 

OPENING Sabato 16 Dicembre 2017 – h 19.00

Live performance di Kenta Kamiyama

Finissage 16 Gennaio 2018 – live performance di Ynaktera

 

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“La carte ne reproduit pas un inconscient fermé sur lui-même, elle le construit”

“La mappa non riproduce un inconscio chiuso su se stesso, essa lo costruisce.”

Deleuze e Guattari, Millepiani

L’immaginario di Alessandra Apos sarà accompagnato da One Home, opera multicanale di Ynaktera, che vuole essere colonna sonora del continuo andare e percepire gli ambienti urbani del nostro tempo. Suoni, gesti si sovrappongono tracciando segni e mappe mentali che ognuno rielabora a suo modo.

Label201 presenta la nuova produzione di segni su carta e tela accompagnati dai nuovi oggetti (i “Vasi”, estratti dalla linea outdoor, e la serie “Gatti”) estrapolati da figure rappresentative dell’immaginario aposmaps, realizzati in collaborazione con Pimar, azienda pugliese leader nell’estrazione e nella lavorazione della pietra leccese.

In esposizione inoltre la collezione di ceramiche dalla linea geometrica, ideata insieme al designer Andrea Persano e realizzata nel 2016 dal ceramista Andrea Margiotta.

Durante l’inaugurazione di sabato 16 Dicembre, Kenta Kamiyama si esibirà in una live peformances e presenterà il suo nuovo album “Side Effects”, pubblicato da Stochastic Resonance.

“Mappe Immaginarie” fa parte di aposmaps, un progetto di ricerca sperimentale, esplorazione di un segno-disegno-trama, connubio tra arte e design ideato da Alessandra Apos e Andrea Persano.

www.aposmaps.it

 

Immaginario Aperto

testo di Elena Giulia Abbiatici

Ho intrapreso un percorso a ritroso nelle pieghe inconsce della mano di Alessandra Apos, autrice dei segni su tela, carta e ceramica che lei ama definire “mappe immaginarie”.

Quasi ad entrare nelle sue planimetrie mentali, dove più o meno volontariamente si muove alla deriva. Il metodo non c’è e il suo tracciato eccede la volizione interna, ponendosi ai margini dello sguardo.

Ogni produzione artistica determina e/o viene determinata, influenza e/o è influenzata dal luogo di creazione e dalla sua relazione con un popolo, una cultura, una regione, una nazione e inevitabilmente dal contatto con queste. Sono la transnazionalità e il contatto con diverse culture a rimettere in discussione la questione della purezza stilistica e dell’arte nazionale. Perché dacché esiste, l’arte non ha mai avuto un’universalità di fruizione, ma sempre una geografia confinata.

Cosa succede quando è l’inconscio a disegnare e non una volontà iconografica?

Noi siamo le carte che tracciamo e l’immaginario che vediamo.

La mappa esprime l’identità del percorso individuale e dei tanti percorsi possibili; si confonde con il suo oggetto, in quanto la traccia stessa è movimento. E’ una mappa fatta di “linee di fuga” nel senso letterale che Deleuze e Guattari hanno dato a questa formula.

Fernand Deligny, grandissimo educatore e animatore socioculturale francese, una vita al servizio dei bambini autistici, come metodo di ascolto e osservazione, rifiutò il linguaggio e ricorse alle “Lignes d’erre” (linee di vagabondaggio). Flussi e contrazioni, tracce e nodi.

Divenne celebre per un’educazione che si dimentica del progetto terapeutico e abbraccia l’alterità.

Se provassimo infatti a presentare queste griglie in bianco e nero a soggetti di culture diverse, le interpretazioni sarebbero tantissime a seconda dei meccanismi di percezione e ricostruzione dell’immagine che affondano sia nella geografia di provenienza che in quella di influenza.

Se non da dove partono, dove ci portano queste mappe?

In un contesto sociale de – territorializzato, il termine “mappa” diviene sempre più astratto e limitato ad una visione panoramica su Google Street View o ad una visione contingente su navigatori online – quelli che limitano lo spazio ad un’indicazione di percorso e ci escludono una concezione geografia d’insieme. Le attività umane si stanno de-materializzando e dislocando, la geografia politica disgregando e la cartografia diviene uno dei problemi principali nella comprensione del mondo.

Cosa vede la rete neurale di Google in questi lavori?

Pluriuniversi ottici umani, in nome della polifonia del Web.

“D’ora in poi la mappa precede il territorio: la mappa o le mappe sono in noi e noi percepiamo il mondo attraverso di essa o di esse”1 .

Speravo che l’infinito potesse essere una soluzione. Anche l’infinito non va lontano.

1Guillaume Monsaingeon, Mappamundi

 

 

Mappe contemporanee: tra evasione, inclusione e gioco

testo di Carlo Martino

La Polisemia e cioè la coesistenza di più significati in una parola, ma anche in un segno o in un’immagine, è certamente la caratteristica più evidente delle “mappe immaginarie” di Alessandra Apos.

Segni che dialogano con il materiale di supporto, sia esso tessuto, carta, ceramica o più recentemente pietra, e che si offrono ad interpretazioni sempre diverse e soggettive.

Una presenza spazio-temporale nella nostra quotidianità, in cui lo spazio è sicuramente quello disegnato, ma anche quello immaginato di città inesistenti e pertanto indefinito e dilatato, il tempo invece è proprio quello dell’interazione tra immagine e fruitore, quindi sempre diverso e mutevole.

Lo Spazio proposto da Alessandra Apos è allo stesso tempo uno Spazio di evasione e uno Spazio di inclusione, che ci fa evadere con l’immaginazione e ci coinvolge per l’affinità che abbiamo con le immagini topiche. Uno spazio che gioca anche con l’ambiguità interpretativa, la polisemia appunto, per cui accade che quelle che potrebbero apparire come “isole” di un tessuto urbano, grazie ad un singolo puntino si trasformino in sagome di gatti.

Il risultato estetico è in piena sintonia con la contemporaneità, segnata come aveva già previsto Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane, dalla “molteplicità”. Segni che diventano frammenti, ripetuti e molteplici, tenuti insieme da tracciati viari a formare delle “unità” morfologiche compatte e autonome.

Nella mostra “immaginario aperto” di Roma, nelle sperimentazioni sulla pietra leccese – materia del territorio della Apos – compaiono per la prima volta delle versioni tridimensionali delle mappe, in cui il segno diviene solco, a dimostrazione della grande versatilità delle texture elaborate dall’autrice, versatilità già dimostrata d’altronde nelle opere precedenti, in cui i segni reagivano ed enfatizzavano le forme dei supporti ceramici.