L’ultimo nastro di Krapp

 

L’Ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett

diretto e interpretato da Riccardo Diori Russo 

Progetto a cura di Abbiatici_Levy

 

MERCOLEDI 8 APRILE 2015 ore 19,30

Label201 – via Portuense 201 – Roma

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In occasione del finissage della mostra Rêves Vécus di Francesco Turi, Label201 si trasformerà in uno spazio scenico in cui verrà presentata una versione de L’Ultimo Nastro di Krapp di Samuel Beckett, diretta e interpretata da Riccardo Diori Russo.

L’idea di combinare il testo di Samuel Beckett con i lavori di Turi nasce da alcune considerazioni sul lavoro dell’artista che ha origine proprio dal rapporto con il teatro e con i suoi codici espressivi. In molti dipinti Turi affronta il tema della scrittura e della decostruzione del linguaggio che è un punto focale del lavoro di Beckett. Inoltre, la sua pratica artistica si basa su un continuo recupero di immagini depositate nella memoria che l’artista tenta inutilmente di fissare su carte sottili, secondo un processo del tutto simile ai tentativi impossibili del vecchio Krapp di bloccare i ricordi della sua vita su bobine destinate a un’inevitabile consunzione. Turi realizza infatti i suoi lavori pittorici attraverso la sovrapposizione di carte delicate destinate al deperimento, costituendo molteplici strati, fissati poi sulle tele, sovrapponendo i segni e le immagini che si intravedono e poi di nuovo si perdono tra la polvere e le pieghe del tempo. Si tratta di un flusso di coscienza a ripetizione su tre linee portanti, in Turi come in Beckett: l’instabilità dell’essere, la solitudine, l’opposizione fra luce e buio.

Il bianco e il nero sono i binari cromatici della produzione pittorica di Turi esposta in galleria e i colori fondanti della messainscena beckettiana. Strati di ricordi in cui la nostra memoria fa capolino per ricostruire un’immagine, scompaginando la linerità del tempo ed entrando in un tempo personale in cui passato e futuro sono altre forme di presente. E a questo presente appartengono il sogno, gli intersizi dei luoghi che frequentiamo, le conversazioni fra i vari racconti, oggetti-soggetti e vedute straordinarie scoperte per caso in cui si coglie un riflesso di se stessi.

Una riconsiderazione tutta personale e più che altro ciclica del tempo. Sperimentare in prima persona l’immaginazione di una terza persona. Entrare nei meccanismi della memoria visiva senza inoltrarci nella scienza cognitiva. Fare di forme e spazi non risolti un’esperienza. Ritornare sugli oggetti delle proprie ricorrenze, riascoltare la propria voce e i propri silenzi, riproporre sogni e visioni. Non curarsi del tempo. In alcune lingue per dire ieri si dice “in un certo luogo”. Possiamo concepire la memoria per l’intelligenza artificiale?

 

Direzione e organizzazione:

Manuela Tognoli