Materia Effimera

Giulio Bensasson, Alessandro Piangiamore, Kendell Geers

Installazione di Floral design di Laura Vaccari

 

a cura di  Valentina Gioia Levy

 02 – 29 Ottobre 2021


 Bensasson_THE FUTURE IS BRIGHT_1

Parte interna e parte esterna: e se si guardassero gli uomini come si guardano, 

per esempio, le rose, senza interno né esterno? Perché dovrebbe sembrare inumano? 

Se gli uomini riuscissero a muovere l’interno dell’anima e del corpo, lievemente, come la rosa muove i petali, e rovesciandolo riuscissero ad esporlo alla luce del sole e alla brezza di maggio” Yukio Mishima

 

In occasione della seconda edizione di Floralism – Floral design Festival, Label201 è lieta di presentare “Materia Effimera” una collettiva che si focalizza sull’uso del fiore reciso come elemento costitutivo essenziale dell’opera d’arte.

I lavori presentati aprono un dialogo tra la materia floreale, che come quella umana è soggetta a un deperimento rapido e progressivo, e quella inorganica con cui le opere d’arte sono state realizzate fino all’inizio del Novecento, per sfidare il passaggio del tempo, nell’utopica e vana ricerca d’immortalità. Il processo biologico diventa quindi parte del processo artistico come già nella  celebre opera di Giovanni Anselmo, Struttura Che Mangia l‘Insalata (1968), la quale, com’è noto, poneva una lattuga tra due blocchi di granito, creando un cortocircuito visivo e ontologico, in cui l’organico tramutava l’essenza della materia inanimata in qualcosa di vivo.

Per la mostra, Giulio Bensasson realizza l’installazione site-specific Vanagloria che propone una riflessione sull’elemento fiore come funzionale alla celebrazione e accessorio alla vanità dell’individuo. L’opera costituita da una scritta composta da centinaia di fiori freschi è un lavoro che si svilupperà durante tutto il periodo della mostra, cambiando aspetto giorno dopo giorno. Le diverse fasi di vita dell’installazione, che andrà incontro all’appassimento graduale dei fiori che la compongono, sarà documentato da una serie di immagini fotografiche che resteranno a memoria del processo di decomposizione dell’opera.

L’elemento organico e quello inanimato convivono nelle opere di Alessandro Piangiamore che incorpora fiori, petali e altre componenti vegetali all’interno di lastre di cemento creando un’associazione improbabile, sorprendente e poetica, tra il materiale grezzo da costruzione e gli elementi organici. Il cemento cattura il fiore senza nasconderlo, ma al contrario ornandosi del suo colore e della sua essenza effimera, dando vita ad un’opera in cui il materiale inanimato si nutre della bellezza della caducità. L’opera è la risultante del processo graduale di disfacimento della materia organica che pur scomparendo, in alcuni casi, lascia una traccia, quasi un’incisione, sulla superficie di cemento.

La mostra presenta anche due vasi sculture di Kendell Geers della serie Usis in Omnibu in cui il fiore reciso si associa al bronzo modulato dall’artista attraverso un processo creativo volto a generare un risultato volutamente imperfetto. Dopo aver realizzato un calco in gesso liquido la cui forma è plasmata attraverso la colatura non premeditata e scarsamente controllata della materia straripante tra le dita dell’artista nell’atto di manipolarla, Geers crea un vaso-scultura in bronzo che risulta quindi essere il negativo imperfetto del suo gesto scultoreo. L’opera che ne risulta, marcata dalle impronte dell’artista, è quindi la traccia dell’azione secondo un procedimento creativo che è altamente performativo. Anche in questo caso la materia inorganica destinata a durare nel tempo si solidifica intorno a quella organica che è invece destinata a perire in pochi giorni e che rappresenta però l’anima, ovvero, la parte vivente dell’opera.

L’installazione Orizzonti della floral designer Laura Vaccari, crea la contaminazione e la connessione con le installazione dei Floral designer selezionati partecipanti al Festival posizionate nel cortile del borghetto Portuense201.

Visibile sia dall’interno che dall’esterno tramite una finestra sul cortile, l’installazione è composta da elementi di varie misure stratificati su più livelli, racconta di un paesaggio ideale e immaginario.